La resistenza genetica al centro delle strategie di difesa

La resistenza genetica al centro delle strategie di difesa

Le infezioni virali che colpiscono il pomodoro rappresentano una delle principali sfide per i coltivatori, soprattutto in assenza di prodotti fitosanitari in grado di contrastarle direttamente. Secondo gli esperti intervenuti durante un recente incontro tecnico, la resistenza genetica delle piante rimane l’unico strumento efficace per proteggere le coltivazioni da agenti patogeni come il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV).

La difesa contro i virus del pomodoro si basa su quattro elementi complementari:

Resistenza genetica delle piante tramite varietà selezionate;
Prevenzione, con diagnosi tempestive;

Controllo dei vettori che trasmettono i virus;
Profilassi igienico-sanitaria corretta in campo.

I virus, parassiti intracellulari obbligati, penetrano e si diffondono nelle piante attraverso ferite o punture, replicandosi sfruttando le cellule ospiti. In questo contesto, la genetica svolge un ruolo fondamentale nel limitare l’impatto delle malattie virali.

Gli specialisti distinguono due principali tipi di resistenza genetica:

Resistenza verticale (monogenica): conferita da uno o pochi geni specifici con alta efficacia, ma potenzialmente aggirabile da mutazioni nei patogeni.
Resistenza orizzontale (poligenica o tolleranza): meno specifica ma più difficile da superare, efficace contro un’ampia gamma di agenti patogeni.

Il miglioramento genetico attraverso incroci e selezioni rimane la strategia più efficace per creare piante resistenti, in grado di ridurre l’incidenza di virus e sostenere produzioni stabili nel tempo.

Oltre alla scelta di varietà geneticamente resistenti, le misure preventive includono l’uso di materiale vegetale certificato e sano, la sanificazione degli strumenti di lavoro, e pratiche igieniche rigorose in serra e campo. Anche il monitoraggio dei vettori e la gestione delle infestanti rivestono un ruolo importante nel contenimento delle infezioni.